STUDIO LEGALE DALLA RIVA | 05th July 2024 |
Studio Legale Dalla Riva
Nell’affrontare la tematica sicurezza dei sistemi informatici al fine di proteggere i dati personali e non dell’organizzazione, quasi sempre ci si concentra sulle minacce provenienti dall’esterno, dando luogo ad un’analisi delle relative vulnerabilità in modo da adottare le contromisure tecniche ed organizzative idonee per mitigare il rischio. La tutela dei dati da attacchi interni è sentita meno pressante, anche se poi questo tipo di minaccia risulta molto insidiosa e ancora di più difficile tutela.
E’ umano del resto fidarsi di chi ti sta accanto e fa parte del tuo vivere quotidiano, ma la realtà giudiziaria purtroppo non lascia spazio a questo tipo di approccio.
Mi riferisco all’attacco condotto dal (ex)dipendente che utilizzando le credenziali a lui assegnate in modo difforme dall’uso consentito, acquisisce dati, personali e non, di solito o per mera rivalsa a fronte di un ritenuto torto subito oppure per finalità di lucro (come la vendita dei dati alla concorrenza o per iniziare una sua attività).
Con una certa frequenza, si trovano casi giudiziari in cui l’attacco è avvenuto dopo il licenziamento del dipendente, semplicemente perché ci si è dimenticati di disattivare le sue credenziali o, comunque, anche durante il rapporto di lavoro, avendo il dipendente intere praterie di dati disponibili, che in gran parte non gli servivano per il suo lavoro, che ha potuto copiare su usb senza impedimenti.
L’hacker non è solo il dipendente, ma può essere il tuo stesso socio, che collabora con te nello studio professionale o nella società fondata assieme, ma che ha deciso di aprirsi un’attività per conto suo.
Spesso l’attacco avviene utilizzando le credenziali del sistema informatico legittimamente affidate al dipendente o al socio, il quale compie operazioni, come copiare e incollare file o estrarre dati da un software, che di per sé, dal punto di vista tecnico, sono autorizzate nell’ambito di un determinato livello di access...